martedì 13 ottobre 2015

Quando i comunisti mangiavano i bambini

Le elezioni spagnole hanno confermato (se mai ve ne fosse stato bisogno) che, nei Paesi poveri, quando la Sinistra fa la Sinistra vince. Oltre al Paese iberico, i post-comunisti hanno ottenuto la maggioranza anche in Grecia e dovunque si sia votato negli ultimi anni. In autunno, si voterà in un altro Paese del cosiddetto PIIGS: il Portogallo. Persino in Inghilterra (che Paese povero non è), dove a vincere è stato il Partito Conservatore, la Sinistra ha aumentato il suo bottino elettorale rispetto alle elezioni precedenti. E, ciononostante, il suo candidato Premier si è dimesso come se avesse subito chissà quale disfatta. Tutt'altra cultura rispetto a quella italiana dove un Partito è passato dal 22 al 4% e ancora discute su quale riassetto occorra fare. In questo periodo di crisi, all'elettorato europeo sembra piacere riscoprirsi piazzaiolo e contestatore, rivendicatore di diritti defraudati da politiche finanziarie sbagliate ed inique. L'unico Paese nel quale governa un Partito storico della Sinistra e vengono approvate norme, Leggi e Riforme di Destra... è l'Italia. Nel Belpaese alle sirene di Syriza o di Podemos si antepongono quelle dei burocrati di Bruxellese e della Kancelliera tedesca. La Nazione che ha gli abitanti più intolleranti alla disciplina ed alle regole cerca di darsi un tono e di professarsi rigoroso nei conti prima ancora che nella moralità e nell'etica finanziaria. Ancora una volta, l'Italia va controcorrente e sfida la forza degli elementi navigando controvento. Le politiche di rigore che “stanno spezzando le reni alla Grecia” (e non solo) non producono né benessere né crescita del Pil ma sembrano essere l'unico imperativo da seguire. A questo proposito, mi torna in mente una vecchia e cinica barzelletta attraverso la quale si può costruire una perfetta analogia con la situazione italiana ed europea. Una equipe medico-chirurgica esce dalla sala operatoria per incontrare i familiari del paziente. Un medico rassicura subito tutti esclamando: “l'operazione è perfettamente riuscita ma il malato è morto”. Ecco, è così che l'Europa si avvia ad affrontare i prossimi lunghi mesi. Il malato morirà o si cambierà (finalmente) il modo di operare?

lunedì 8 giugno 2015

Ciao mamma guarda come mi diverto...


I nostri giovani sono “choosy” secondo quanto dichiarava l'ex-ministro Fornero, “sfigati” per il viceministro martone, “fannulloni” per Brunetta. Ci mancava soltanto una definizione: avidi, attaccati alla vil pecunia. Ci ha pensato Jovanotti, al secolo Lorenzo Cherubini, ex-dj che ha fatto fortuna cantando “non m'annoio” e “gimme five”. Nato a Roma nel 1966, per pochissimo non ha incrociato il suo destino con il sottoscritto quando venne chiamato a svolgere il servizio di leva con l'ottavo scaglione del 1988 (allora era ancora obbligatoria). Il suo mese di addestramento (il CAR) lo passò ad Albenga che contava di due caserme attrezzate: la “Piave” (dove avevo appena superato il corso AGI per graduati istruttori dei bersaglieri) e la “Turinetto”. Dopo voluti depistaggi per convogliare i fan in una zona della città per accogliere la Star nell'altra, si seppe la verità. Il famoso cantautore prestò quel breve servizio nella caserma di Fanteria “Turinetto” Accolto e trattato come un Ufficiale senza mai mescolarsi con la gente comune come me che si schierava in plotone anche per entrare in mensa per consumare il pasto. Ebbene, il Lorenzo nazionale, a Firenze al Polo delle scienze sociali dell'università, ha dichiarato che i giovani (i “giovanotti”, insomma...) dovrebbero lavorare gratis per farsi un curriculum vitae. Sul web, ovviamente, sono piovute critiche sul cantante tanto che mi è difficile dar loro torto. In un Paese nel quale non ci si fa problemi a pagare fior di quattrini per corrompere funzionari o professionisti vari affermare che pagare il lavoro sia da mettere in discussione mi pare una volgarissima bestemmia. Se si vuole aumentare la competitività delle aziende italiane bisogna far circolare il denaro e ridurre le spese inutili (la corruzione, ad esempio). Pretendere che il lavoro venga pagato e l'emolumento sia commisurato al valore reale del bene prodotto non è un concetto antesignano ma l'unica regola possibile e condivisa per realizzare una coesistenza pacifica di tutte le anime della società. Questo vale per tutti e per qualunque zona del mondo. Persino in Cina (il cui sistema economico sembra essere diventato il modello di riferimento) il lavoratore viene pagato per lavorare. Perché in Italia dovrebbe essere diverso? Pier Giorgio Tomatis

martedì 28 aprile 2015

Una Casa da sogno...

La Casa è uno dei diritti/beni più amato e discusso dai cittadini italiani. Oggi, possedere un'abitazione sembra essere diventato un dramma per gli alti costi delle tasse, di gestione e mantenimento. Tuttavia, essere privi di “un tetto sopra la testa” è ancora una disgrazia peggiore. La Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea riconosce tutta una serie di diritti personali, civili, politici, economici e sociali ai cittadini dell’Unione e ai residenti negli Stati Membri. Essa li include nella Carta giurisdizionale dell'Unione. Tuttavia, non esiste un impegno specifico dei Paesi a garantire il diritto alla casa pur prevedendo agevolazioni per accedere ad un housing di tipo sociale. L'Articolo 34.3 EUCFR recita. “Con l’obiettivo di combattere povertà e esclusione sociale, l’Unione riconosce e rispetta il diritto alla casa e all’housing sociale, al fine di assicurare un’esistenza dignitosa a tutti coloro che non siano in possesso delle risorse minime, in accordo con le regole stabilite dalla legislazione Comunitaria e la legislazione e le pratiche internazionali”. Il concetto della Casa come elemento sostanziale dello sviluppo economico e dell’assistenza alla famiglia fu introdotto per la prima volta nel nostro Paese da Luigi Luzzatti. Era l’anno 1903 e il Parlamento italiano approvò una legge di sostegno creditizio all’edilizia residenziale. Nacquero giuridicamente le cosiddette “case popolari”. Pinerolo Attiva, comitato di Cittadini Pinerolesi si propone di fare il punto della situazione con conferenzieri all'altezza del compito ed il consueto libero scambio di opinioni con il pubblico che può partecipare al dibattito aperto a tutti Venerdì 8 maggio alle ore 20,30 al Centro Sociale di Via Clemente Lequio 36 a Pinerolo. L'ingresso è gratuito... come sempre.

giovedì 26 febbraio 2015

FIRE CLUB


“Ciò che si fa a questa Terra lo si fa ai figlie ed alle figlie di questa Terra”. Queste parole furono raccolte in un libro-intervista pubblicato in tutto il mondo da John G. Neihardt. In esso si racconta la storia di Hehaka Sapa, al secolo Alce Nero, un uomo-medicina tra gli Oglala, una tribù dei pellirosse Lakota-Sioux che viveva tra il Montana ed il Sud del Canada. Il senso del messaggio che venne lasciato ai posteri (il libro “Black Elk speaks” venne pubblicato 30 anni dopo questa intervista) è quello del rispetto dell'ambiente, della Natura, legandolo indissolubilmente all'amore per la Vita, l'uomo, i giovani. Chi disprezza la Terra sulla quale vive non può che amare la morte ed essere considerato un pazzo omicida... e suicida. Pellirosse vivevano certamente di credenze e superstizioni ma da loro abbiamo potuto imparare molto sul rispetto dell'ambiente. Viceversa, quello che accade nella Terra dei Fuochi, zona compresa tra la provincia di Napoli e quella di Caserta, il continuo rogo di pattume e rifiuti industriali pericolosi per ingrassare il portafogli della Camorra, va in direzione opposta e sembra calzare a pennello con quanto detto da Alce Nero. In negativo. Sono convinto che se l'uomo-medicina fosse nato in Campania, anziché nelle grandi praterie del Nord-Ovest degli Stati Uniti, non avrebbe il minimo dubbio sul da farsi. Monterebbe in groppa al suo cavallo e la Camorra dovrebbe vedersela con il ferro delle punte delle sue frecce . E, al galoppo, troverebbe ancora il tempo di porsi una domanda: “perché i miei corregionali non fanno altrettanto e non strappano lo scalpo ai diavoli neri che uccidono la loro terra?” La domanda è retorica. Chissà quale potrebbe essere la risposta.

sabato 21 febbraio 2015

NON APRITE QUELLE URNE


“Se nel gioco degli scacchi è uno solo a vincere, l'altro che gioca a fare?” Questa frase è contenuta in una strip disegnata da Quino per il suo personaggio Mafalda e attribuita al suo caro fratellino Nando. Lo spassoso “ragionamento” filosofico del giovanissimo rampollo della famiglia sembra calzare benissimo alle competizioni elettorali di tutte le attuali democrazie Occidentali. Il mercato vuole stabilità (e non la trova mai nonostante i Governi durino per tutta la Legislatura) e il sistema fagocita maggioranze ed opposizioni fondendole tra loro (le Grandi Intese) ma svilendo il senso istituzionale ed importantissimo della discussione parlamentare e del suo valore istituzionale. Così facendo, tutte le voci fuori dal coro ed in contrasto con la linea dell'Esecutivo (che dovrebbe “servire” a dare più efficacia ai dettami del Parlamento) diviene un'edizione riveduta e corretta della visione stalinista del Segretario Generale che di fatto comanda l'assemblea che presiede. Chi crede che un minor numero di uomini riescono a servire meglio una democrazia non ha proprio capito il suo reale significato. Una vecchia ma tutt'altro che logora massima politica dice che “le democrazie non stanno in piedi perché le Maggioranze vincono le elezioni ma perché le Minoranze accettano di essere governate da esse”. Chi non ha capito il senso di questa frase (o finge di farlo) e non la accetta ha un patrimonio culturale-politico che nega e si oppone alla naturale sovranità del popolo in nome del quale vengono emanate Leggi, create Istituzioni, delegati dei rappresentanti. Da anni, ormai, le democrazie Occidentali sono monche e i popoli sempre più asserviti ad entità altre in nome della “governabilità”. Lo pseudo problema, in realtà, è la misura delle catene con le quali i cittadini di ogni Stato vengono legati a scelte e comportamenti che vanno contro i propri bisogni, interessi e diritti. Può una serie di finanzieri internazionali dirigere la politica di un Paese? E' questo ciò che accade oggi perché le “vere” maggioranze della popolazione mondiale non ha compreso il significato dell'opposizione. Storicamente, noi italiani abbiamo numerosi esempi di lotta contro il sistema, contro i poteri forti perché per molto tempo siamo stati dominati da altri Paesi (le 5 giornate di Milano, i moti carbonari, le rivolte per la tassa sul macinato, ecc.). Per questo, quando leggo o ascolto dichiarazioni di importanti Istituzioni che non rispettano il ruolo “sacro” dell'opposizione non posso pensare ad altro che non sono capaci di fare il proprio mestiere. Se una maggioranza non sa coinvolgere e utilizzare al meglio chi non la pensa come lei perde un'occasione importante di crescita. Il rispetto si costruisce non solo con le regole (abbiamo visto che basta darne un'interpretazione “diversa”) ma anche con l'esempio e le proprie scelte. I “gufi” sono sì degli animali ma nell'ecosistema notturno sono molto importanti. Chi non l'ha capito è contro natura.

giovedì 19 febbraio 2015

LA FONDAZIONE DI UN PARTITO


Le Fondazioni, nel nostro Paese, sono degli Enti nati per volontà e agire di uno o più fondatori costituite da un patrimonio volto al raggiungimento di uno scopo. Questa definizione, è la medesima che negli Stati Uniti è stata la base di partenza delle cosiddette Corporation. Le società di capitali che corrispondono alle nostre società per azioni o a responsabilità limitata, infatti, sono nate più o meno nello stesso modo e con le stesse prerogative. Ad esempio, si formavano per la costruzione di un ponte, di sfruttamento di una miniera o altro. Terminato il loro compito ( e cioè una volta che il ponte era stato costruito o la miniera si era esaurita o altro) la società chiudeva i battenti. Con la nascita della personalità giuridica delle aziende (fenomeno che si configura cronologicamente in periodo successivo alla guerra di secessione ed all'ottenimento dei diritti fondamentali da parte degli afro-americani negli Stati Uniti), le corporation, le società di capitali, le imprese hanno incominciato ad avere la necessità di "trasformarsi" anziché sciogliersi come in precedenza. In Italia, le società che più si avvicinano ai concetti originari delle Corporation sono le Fondazioni. Mentre le società di capitale hanno come scopo finale il raggiungimento e la distribuzione di un utile, di un dividendo, de "fare denaro", insomma, le Fondazioni vantano scopi più alti e nobili e (ovviamente) molto difficili da raggiungere e quantificare. Ad esempio, uno di questi potrebbe essere la cultura e la diffusione di un pensiero politico. Come si intuisce, per quanto possa essere condivisibile un pensiero di questo genere, il suo raggiungimento è difficilmente catalogabile. Ciò che però infastidisce ancor di più non è questo punto. La cosa che sorprende e irrita al contempo è che questa formula societaria altro non è che un modo (neppure troppo velato) con cui finanziare uomini di Partito o il Partito medesimo. I referenti vanno da Bassanini alla Polverini, da Montezemolo a Scajola, da Tremonti a D'Alema e Amato, ecc. per finire poi con Brunetta, Bersani, Letta. Le Fondazioni non sono poche e funzionano come Sindacati per cui non c'è obbligo di render pubblici i Bilanci ma solo di redazione e di presentazione al Consiglio di Amministrazione e di deposito in Prefettura. Dove finiscono per accumularsi, anno dopo anno, insieme ai sogni di mera beneficenza elencati negli scopi costitutivi. Anche così si "fonda" un Partito in Italia.�ソ

giovedì 2 ottobre 2014

Eboluzione


La Peste Nera, detta anche la Grande Morte o la Morte Nera, fece (solo in Europa) decine di milioni di vittime a partire dalla prima metà del 14° secolo. Il primo ceppo del letale virus Yersinia Pestis apparve nel deserto del Gobi, in Mongolia, trasportato da ratti e pulci. In Europa giunse da una colonia genovese di nome Caffa (nell'odierna Ucraina). Il Khan, Gani Bek, aveva stretto sotto assedio la “Regina del Mar Grande” quando incominciarono a verificarsi i primi casi tra le sue truppe. Falcidiate dal morbo l'esercito si assottigliò e il tiranno fece lanciare dentro le mura dell'avamposto, con le catapulte, i cadaveri infetti. I marinai e i commercianti, scampati alla morte per mano del Khan, portarono in Patria il virus e attraverso le pulci contribuirono a diffondere il morbo in Europa. I focolai di Peste cominciarono a diffondersi nei porti per poi raggiungere ogni punto del continente. Non si conosceva cura efficace e, paradossalmente, gli accorgimenti messi in atto per debellare la piaga contribuivano, invece, ad amplificare la sua propagazione. Tutti i cadaveri e gli oggetti di proprietà dei malati (case comprese) venivano spesso bruciati. Coperte e vestiti, considerati l'unico patrimonio irrinunciabile, venivano esentati dal rogo. Le pulci “infette”, ovviamente, si spostavano proprio utilizzando i tessuti e la Peste continuava a diffondersi come e più di prima alimentando il suo mito negativo di “invincibilità”. Oggi, la Peste Nera che è ancora viva ma rintuzzata da antibiotici ha un nuovo nome. Al virus Yersinia Pestis si è sosti- tuito quello dell'Ebola, EBOV VP30. Ai ratti e alle pulci si sono avvicendati i gorilla e i pipistrelli. La percentuale di mortalità è altissima (dal 50 all'89%). I cadaveri vengono abbandonati in mezzo alla strada e coloro che li trattano (i becchini, gli animali necrofori ma anche i bambini che accidentalmente possono venirne in contatto) sono i principali diffusori della malattia. Il contagio avviene tramite fluidi corporei e più difficilmente con l'epidermide. Il “Nuovo Ordine Mondiale” ha dapprima evitato di affrontare il problema. Mentre in Paesi come il Kosovo o l'Iraq l'intervento militare era l'unica opzione umanitaria possibile, in questo caso si è pensato bene che il gioco non valesse la candela. In fin dei conti, l'opinione corrente era che si trattasse di un'epidemia circoscritta al solo centro Africa e che non sarebbe mai potuta giungere ad impensierire le grandi potenze economiche. La stessa velocità di incubazione del virus (dai 2 ai 21 giorni) giocava a sfavore della possibilità di una pandemia. Comparsa per la prima volta nel 1976, Ebola è oggi il degno erede della Peste Nera. L'ignoranza e il cinismo, la stupidità e la cupidigia, stanno alimentando il virus fino a quando non ci saranno morti “eccellenti”. Solo allora, forse, l'attenzione dei governi del mondo si concentreranno su questo flagello con la dovuta attenzione. Speriamo che, nel frattempo, la conta dei morti sia sì triste ma limita
ta...

lunedì 16 giugno 2014

L’UOMO A QUATTRO RUOTE E IL CONSUMISMO ODIERNO


Dopo il 1909 il mondo non è più stato come prima e non sarà mai più come prima. Infatti, con la pubblicazione del Manifesto del Futurismo (20 febbraio 1909, appunto) di Filippo Tommaso Marinetti, la razza umana entra nell’Era della Macchina e, in particolare, in quella dell’Automobile. Sì, quell’automobile che non solo è entrata a far parte della nostra quotidianità (non si può più vivere senza l’automobile!) ma addirittura della nostra antropologia. Questo, perché, come scrisse Marinetti nel celebre Manifesto: “un automobile ruggente, che sembra correre sulla mitraglia, è più bello della Vittoria di Samotracia”. Perciò, altro che andare in “crisi” se una amministrazione comunale vieta per un giorno la circolazione delle automobili. Si va in crisi eccome, perché noi, ormai, siamo uomini-auto e senza automobili tutta la nostra società andrebbe in tilt, perché tutto ormai si basa sul trasporto e sulle lunghe distanze. Certo, l’auto crea traffico, inquinamento e incidenti, ma ci permette anche di spostarci per lavorare, di trasportare d’urgenza persone che si sentono male, di avere comodità impareggiabili (come recarsi agli appuntamenti galanti e godere dei diletti erotici in luoghi appartati, raggiungibili solo con l’auto), di non soggiacere agli orari rigidi e al mal funzionamento dei mezzi pubblici. Altro che criticare la società dell’automobile perché produce il traffico! Per noi neofuturisti (e io, sotto molti aspetti, ritengo proprio di esserlo!) l’automobile è diventata una parte complementare del nostro corpo. Ormai, l’uomo moderno viaggia sulle quattro ruote e non più sulle due gambe! Chi rifiuta l’uso dell’auto (liberissimo di farlo), si taglia però fuori dalla storia, dalla società odierna, e va incontro ad una vita di rinunce, disagi ed emarginazioni. Chi lo vuole fare, contento lui, ma non condanni in toto il mondo degli uomini-automobile, che è quello presente, immodificabile e insostituibile. E poi, perché predicare una vita di rinunce? L’uomo deve godere “dannunzianamente”, deve spendere e spandere, e ben vengano i grandi ipermercati pieni di ogni bendidio e la possibilità (per chi ha i soldi) di comprarsi tutto quello che vuole passando intere giornate nei centri commerciali. Come dicevano giustamente D’Annunzio e Marinetti (entrambi esteti, entrambi amanti del superfluo, entrambi prodighi): “È il superfluo che rende piacevole e godibile la vita”. E in quest’epoca globalizzata (certo anti-umanistica, certo troppo tecnologizzata), per chi ha le possibilità economiche, il superfluo dona infinite occasioni di soddisfacimento (pensiamo solo a quanti libri, film in dvd e cd musicali è possibile oggi acquistare, per godersi la letteratura, il cinema e la musica, rispetto a 50 o 100 anni fa!). Quindi, nessuna rinuncia edonistica, nessuna limitazione dell’automobilismo antropologico, ma piuttosto invito a “prendere coscienza” dei propri piaceri. Una “rivolta contro il mondo moderno”, secondo me, non deve essere fatta in chiave “limitativa” (contro gli ipermercati, contro le automobili, contro i telefonini, i computer portatili, i dvd o tutte le altre cose belle che la tecnologia odierna ci offre) ma piuttosto in chiave di “presa di coscienza”, ovvero godere del consumismo non diventandone schiavi, essendo coscienti di quello che si spende e facendo dell’edonismo una regola di vita che, però, non ci privi della nostra libertà (per esempio, spendere 50 Euro per giocare al Casinò va bene, ma l’importante è non giocarsi tutto lo stipendio o tutti i risparmi che si hanno banca: il piacere esige anche un limite, una moderazione). Se si deve scegliere, non bisogna fare scelte di “rinuncia anche a costo di star male”, bensì delle scelte coscienti in base alle proprie possibilità economiche: chi ha più soldi spende di più, chi ne ha meno spende di meno. L’importante, però, è spendere e spandere, non essere né spilorci né tirchi, acquistare, comperare, consumare, fare girare l’economia, far circolare i soldi: il risparmio assillante ed ossessivo, dominato dalla ridicolo paura del domani, è antiquato e non fa più parte di questa Era delle macchine e dei consumi. Perciò i tirchi pauperisti odierni, gli spilorci che hanno paura di spendere e che vorrebbero far chiudere tutti i centri commerciali e i grandi ipermercati in quanto disgustati per il fatto che le famiglie “passano la domenica là dentro”, la smettano una buona volta di rimpiangere società agresti e patriarcali, vecchi mondi di contadini e artigiani, dove si mangiava solo pane e latte e dove il consumo dei beni di diletto non solo non esisteva ma non era neppure lontanamente immaginabile… La vita è una sola e bisogna godersela: le “rinunce”, degne di gretti misoneisti, ottusi anacoreti e deliranti sanfranceschi, non fanno per l’Uomo-automobile ed edonista che è nato nell’era della “eterna velocità onnipresente”, come diceva Marinetti, noto come “caffeina d’Europa”. E da buon capo del Futurismo, qual era, ritengo proprio che avesse ragione!

Pane, amore e fantasia


Si discute sui continui sbarchi di clandestini in Italia e si criticano sia i costi dell'operazione “mare nostrum” che la sua efficacia. In seguito al naufragio di Lampedusa, il governo italiano, guidato dal Premier Letta, aveva deciso di rafforzare il dispositivo nazionale per il pattugliamento del Canale di Sicilia autorizzando l'operazione «Mare nostrum», una missione militare ed umanitaria la cui finalità era ed è quella di prestare soccorso ai clandestini prima che possano ripetersi altri tragici eventi nel Mediterraneo. L'Europa assiste immobile e sorda ai continui sbarchi e liquida il problema come se fosse tutto italico e non di rilevanza per tutti gli Stati dell'Unione. Insomma, pretende che noi si disinneschi o si faccia brillare questa mina vagante e, ovviamente, lo si faccia senza troppo clamore e soprattutto con mezzi propri. Tutte le pieghe di questa operazione ci permette di riflettere sul concetto di razzismo e su quello dell'immigrazione. Il Dalai Lama, recentemente, ha affermato che “se si chiamano rifugiati vuol dire che fuggono da qualcosa ma il buon cuore per accoglierli non basta e bisogna avere il coraggio di dire quando sono troppi e di intervenire nei loro Paesi per costruire lì una società migliore”. E' così impossibile o improponibile? Analizziamo la costa africana dalla quale partono gommoni o traghetti della speranza. I Paesi dai quali salpano questi barconi sono sostanzialmente 2: la Tunisia e la Libia. Nella striscia costiera questi Stati vantano coltivazioni di olive, arance e datteri e la loro porzione di mare è ancora ricca di pesce. Non costerebbe meno cercare di fare accordi commerciali coinvolgendo le nostre imprese per garantirsi un settore produttivo satellite (come fece il Giappone con Hong-Kong, Singapore, Taiwan) e un possibile mercato futuro? Perché preferiamo sempre usare l'esercito e vivere nella costante emergenza anziché usare veramente la diplomazia ed il mercato in chiave positiva e di unione tra i popoli? Anche perché italiano, a mio parere, è chi ama questa terra e lavora, costruisce, guadagna e risparmia entro i patrii confini. Indipendentemente da quale sia la sua origine etnico-geografica. Lo scandalo del MOSE ci aiuta a capire. Una persona che porta i propri soldi (lecitamente o illecitamente) nei Paradisi fiscali mi viene difficile pensare che sia un “italiano vero”. Stessa cosa è pensabile per chi lavora in Italia allo scopo di ritornare al proprio Paese d'origine con i soldi guadagnati. In questo caso, il progetto di crescita di lavoro e ricchezza delle coste libiche e tunisine potrebbe essere più interessante che non quello individuale che sta cercando di realizzare in terre che non intende riconosce come sue. Il problema degli sbarchi sulle nostre coste si può risolvere con un po' di pane, amore e fantasia. Qualcuno ci ascolterà?

mercoledì 14 maggio 2014

GEOINGEGNERIA??? NO GRAZIE! Seconda puntata Cieli puliti e senza scie chimiche, per i nostri figli – alcune precisazioni e foto


Di Provocator (A.C.)
Un cordiale saluto a tutti gli affezionati lettori di questa rubrica che ha come scopo principale quello di far aprire gli occhi su situazioni che ci vengono vendute come essenziali per il nostro progresso e invece…fanno del male all’umanità e ingrassano solo lobbies, multinazionali, gruppi di potere nascosti e poche famiglie che controllano il nostro pianeta. A seguito dell’articolo dello scorso numero dedicato alla problematica delle inquinanti “Scie Chimiche”, vi riporto ancora alcuni spunti di riflessione e alcune note essenziali. Parto con una doverosa correzione dal momento che uno dei siti da me citati l’altra volta (per altro un sito di primaria importanza nella lotta con le subdole “chem trails”) è www.tankerenemy.com e non www.tankerenemy.it. Proprio qui viene riportata l’informazione (da sapere!) che in funzione della visibilità (in Km o miglia) negli ambienti urbani e non, dove viviamo, esiste un’allarmante proporzionalità inversa con il tasso di mortalità. “…… A questo proposito il ricercatore statunitense Clifford Carnicom, già nel 2004, scrive: "E' stato sviluppato un modello per descrivere l'aumento stimato del tasso di mortalità in funzione della diminuzione della visibilità. I risultati di questo modello in forma grafica sono indicati di seguito. Si può osservare che la mortalità aumenta al diminuire della visibilità e che l'effetto è altamente significativo. Questo modello non prende in considerazione gli effetti ulteriori negativi sulla salute che si verificano a causa della natura tossica delle polveri sottili. L'American Hearts Association stabilisce che un aumento della densità di particolato provoca un incremento della mortalità. L'aumento previsto è espresso secondo un rapporto che stabilisce un incremento dell'1% di mortalità per un aumento di 10ug (microgrammi) per metro cubo. Altre fonti riguardano un aumento della mortalità del 3,4% con gli stessi valori di nanoparticolato…”. Qui, a seguire, la tabella con tali risultati allarmanti. Ciò detto (e come non pensare alle nostre nebbie, ai nostri cieli grigi di smog e ai letali inceneritori), nello scorso articolo avevo segnalato la presenza di foto che immortalavano nei cieli pinerolesi e torinesi evidenti scie chimiche e curiose traiettorie. Ma le foto poi non c’erano…eccovele, qui, per la vostra riflessione: ho avuto modo di riprenderle personalmente. E per lasciare ancora pochi spunti per il nostro ragionamento, come non pensare al fatto che dalla ricaduta dal cielo sulla terra, in formato gassoso o liquido, di tali sostanze e del relativo nanoparticolato non vengano inquinate le falde acquifere e le acque irrigue, i terreni e le coltivazioni, e via via, contaminati gli animali degli allevamenti e quindi, drammaticamente, i prodotti alimentari e come conseguenza finale la nostra salute??? Addirittura esistono rilievi chimici (riportati da “napoliTime.it”) che parlano di aumento di tali sostanze addirittura in molti vaccini per adulti e bambini!!! Ma siamo pazzi?? Purtroppo no. E a questo punto vi pongo un ultimo quesito prima di aggiornarci alla prossima puntata. A chi giova tutto ciò? Si può rispondere “A molti!!!” ma particolarmente alle……. Case farmaceutiche!! Che in base alla nostra salute in rapido peggioramento possono solo sfregarsi le mani e vedere aumentate a dismisura le vendite di medicinali che spesso, anziché curare le cause dei nostri malanni, non fanno che aggiungere devastanti effetti collaterali e altre patologie in un letale circolo vizioso verso la nostra tomba.... Ma su queste simpatiche aziende (così come sui vaccini, soprattutto quelli inutili per il paziente) tornerò in prossimi articoli, e nel frattempo, come consiglio personale, tenete sempre gli occhi ben aperti su quanto ci accade intorno e …..anche sopra!! A presto.