giovedì 23 aprile 2009

Vuoi pubblicare un libro? Compratelo...(2a parte)


Nel capitolo successivo chi ha redatto il testo afferma che…l’offerta supera di gran lunga la domanda…e su questo dato si potrebbe concordare. Peccato che poco dopo spieghi che per farsi pubblicare un libro occorre rifarsi rigorosamente alla Legge sulla domanda e sull’offerta, infatti afferma che non si possono fare investimenti su autori che…non possono contare su un pubblico e un mercato già acquisiti, su particolari elementi di richiamo, su sponsorizzazioni o SU SICURE RACCOMANDAZIONI. Ma come? La Legge della domanda e dell’offerta è influenzata da chi intercede per la pubblicazione del testo? A leggere questo memorandum parrebbe di sì. Nella realtà…no. Se si parla di economia si debbono usare dati oggettivi e non soggettivi. La raccomandazione non fa reddito o almeno non in modo chiaro e diretto. Giunti a questo punto chi ha redatto il testo spiega che su 100 manoscritti pervenuti alla casa editrice solo 15-20 sono autori validi (dai buoni agli straordinari). Detto questo si potrebbe pensare che il lavoro dell’Editore sia quello di rivolgersi a questi per una pubblicazione e invece…qualche riga più sotto si legge una autentica perla di manipolazione mentale. Gli autori nuovi e di valore ci sono e potrebbero esserci i libri nuovi. Ma in questo Paese di non lettori il pubblico e gli scrittori stessi, che non leggono più degli altri, ma che, anzi, si guardano bene dal comprare i libri dei nuovi scrittori, per primi se ne disinteressano. Geniale, assolutamente GENIALE. Se in Italia i libri rimangono invenduti sul bancone dei librai la colpa è di chi scrive o dei lettori che acquistano poco. E’ un po’ come se la solita azienda automobilistica dicesse che un auto non vende perché gli operai che l’hanno costruita sono colpevoli di non averla acquistata e fatta acquistare dai loro parenti ed amici, indipendentemente dai materiali usati, dalla pubblicità, la qualità del disegno e l’affidabilità del manufatto assemblato. Ma continuiamo a leggere questo sciocchezzario. Di seguito leggiamo…per la pubblicazione dell’opera di uno scrittore che non ha un pubblico sicuro, è indispensabile che un certo numero di copie del libro venga collocato a prezzo di copertina, senza interferire con la distribuzione in libreria, ma AL DI FUORI DEI CIRCUITI COMMERCIALI TRADIZIONALI. Ciò significa, in parole povere, che l’autore del testo deve pagare le copie e REGALARLE a parenti ed amici. Perché? Perché non avendo una partita IVA non può vendere nemmeno una copia di un suo libro. Questo, ovviamente, interferisce eccome con le vendite in libreria, visto che parenti ed amici sono proprio coloro che acquisterebbero per primi il testo. Ma l’obiettivo della casa editrice è quello di vendere le copie del libro non di preoccuparsi di chi le compera. In questo modo avrebbe già assolto il suo compito. Il testo cita un articolo della Carta Internazionale dei Diritti del Lettore: gli editori devono usare la loro esperienza e la loro capacità in modo da pubblicare ogni genere di libro nel formato più adeguato e al prezzo più favorevole per promuovere quanto più è possibile il desiderio di leggere, cercando se necessario il sostegno finanziario nel caso che la pubblicazione fosse antieconomica. Da ciò si deduce che non è obbligato a chieder soldi all'autore. Eppure è proprio quello che si dichiara impossibilitato a non fare.
Una prevendita diretta senza che la casa editrice debba rinunciare alle percentuali dei distributori e dei librai rende possibile l’impresa di edizione di un libro. Che è rappresentata non solo dal costo industriale (progetto editoriale e grafico, composizione e pellicolatura; riproduzioni, montaggio e incisione delle lastre; avviamento, stampa, carta, rilegatura, confezione, ecc.)e da mesi di lavoro di gente esperta, ma anche dalle altissime spese generali, dal magazzinaggio, dagli imballaggi, dalle spedizioni; dai cataloghi, servizio stampa, promozione, collaborazioni redazionali e iniziative promozionali.Sarebbe molto bello vedere un piccolo editore fare ciò. In realtà questo servizio lo si ottiene solo quando si paga (e bene). Altrimenti, ciccia.
Capitolo I guadagni dell’editoria. Secondo quanto si legge sul memorandum il guadagno dell’editore è dato dal costo di produzione meno quello corrisposto dai librai (in realtà è il contrario ma non voglio essere troppo pignolo). Tuttavia, ciò che si afferma in seguito meriterebbe (se l’affermazione fosse veritiera) una indagine da parte di un Magistrato alla Di Pietro vecchia maniera, quello del processo Montedison, per intenderci. Le percentuali e le copie gratis richieste all’editore dai distributori e librai superano il 60% del prezzo di copertina. Che cosa significa? Quali sono queste copie gratuite? E a chi vanno? Ai distributori? E per quale motivo? Non le possono comperare in libreria come fanno tutti? O forse si vuole affermare che un distributore le usa per convincere un libraio a mettere in vetrina un libro anziché un altro? Se così fosse, significherebbe che un certo numero di copie non è destinato alla vendita e finirebbe per essere letto dai librai ed i loro parenti ed amici. E se invece sono copie destinate alla vendita? Come ci si regola dal punto di vista fiscale? Sono state dichiarate come regalo o come prodotto regolarmente acquistato? Non ci è dato di saperlo.

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